Domenica 19 Dicembre 2010
Elvira Bortolomiol in Benin: reportage del progetto avviato da Ricerca e Cooperazione. Il supporto delle donne Bortolomiol al mondo femminile africano.

DIARIO  1

16.12.2010

Oggi insieme a Daniele Stefani, responsabile della Ong Ricerca e Cooperazione, siamo arrivati a Cotonou, capitale economica del Benin e principale nodo di scambio del paese. La città si affaccia nel Golfo del Benin, nel cuore del grande Golfo di Guinea. Da qui partivano intorno al 1600, al tempo dei portoghesi e degli olandesi, le tratte degli schiavi. Frutto del forzato sviluppo subito durante le invasioni occidentali degli ultimi sei secoli, la città si presenta come un centro urbano verdeggiante e caotico,  che contrasta con i villaggi rurali che la contornano. 

La sera si sente in lontananza il ritmo ipnotico dei tam tam. Dal XV secolo, con destinazione Caraibi insieme agli schiavi partiva da qui anche la loro religione principale, il vodun: più comunemente conosciuto come voodoo. Mischiandosi poi sia con le credenze locali del centroamerica che con quelle cristiano-cattoliche, il vodun si è andato trasformando nei secoli. Spesso associato alla magia nera, qui ha mantenuto la sua antica identità di vera e propria religione animista, riconosciuta da poco come una delle religioni ufficiali del Benin. 

 

17.12.2010

Da Cotonou il viaggio prosegue verso nord, lasciando il Dipartimento del Litorale alla volta delle zone più interne e nettamente meno urbanizzate e abitate del paese, in cui la vegetazione si dirada, lasciando il posto a un deserto sempre più presente. Ci vogliono dodici ore di macchina per arrivare a Kandi, centro abitato a sud del Parco W, dove con Daniele raggiungiamo Carolina Simoncini, il capo progetto della Ong Ricerca e Cooperazione.

 

18.12.2010

Carolina, agronoma tropicale con master in agricoltura biologica e biodinamica, ci accompagna di villaggio in villaggio per mostrarci i risultati raggiunti. A Banikoara, sede del programma di formazione, proprio a ridosso del parco, entriamo nel vivo del progetto. Incontriamo alcune delle donne che hanno partecipato ai corsi di formazione e possiamo assistere alle lavorazioni del seme di karité e alla produzione di formaggio. 

Sotto l'albero di mango, seduta in circolo con loro, sono stata invitata a parlare. Porto i saluti della mamma e delle sorelle, quindi parlo di noi, dell'importanza di questo progetto, del perché ci abbiamo creduto e ci crediamo, del perché crediamo che la donna sia un elemento fondamentale per lo sviluppo anche economico della società. Nel silenzio le mie parole si alternano a quelle della traduzione e quindi alle loro. Ci spiegano quanto il gruppo e la cooperazione siano importanti per raggiungere obiettivi altrimenti difficili, se non impossibili. Mi ricordo del video di un loro canto, che Daniele mi ha mostrato mesi fa negli uffici di Ricerca e Cooperazione. Cantavano "insieme si può spostare un elefante", un canto di speranza e determinazione che mi torna in mente con una nuova forza. L'intensità di quel dialogo e dei canti e delle danze che sono seguiti, mi hanno lasciato un'emozione e un'energia straordinarie, che porterò con me nella mente e nel cuore.

 

 


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